Vito Acconci il corpo estremo
Manuela Gandini
27/11/2004 La Stampa

He's in a basement closed in a white cube and spends many hours of the day jerking off. You can hear the groans to him from time to time . People are invited to speak with the invisible man , the bachelor machine called Vito Acconci . it was in 1972 at the Sonnabend Gallery in Paris. The years preceding, the body artist friend Chris Burden in a gallery in Santa Ana, California,was shoot in the arm by a friend, for the performance Shoot. This climate of anti- fertility and subversion of the rule is rebuilt at Ierimonti Gallery in Milan, with the first solo show in Italy of the American Vito Acconci that , through the extreme language of his body, establishes - in the '60s and '70s - extreme relations with the environment , space and world of art . As a dissociated paranoid , along with Dennis Oppenheim and Chris Burden , reveals the heart of the best America of the'70s, while war rages in Vietnam.

Apparently misanthropic , hermit , primitive, Acconci is a generous artist and an intellectual.

His body shake while , hit by balls, trying to dodge despite blindfolded ; cockroaches walking in the face of up to touch his lips ; his skin is covered with violent bites self- inflicted . These and other performances are documented in photographs in black and white and in rare footage broadcast in the gallery. And just at the moment of maximum global consensus of the market , is back the need for dissent and the need for alternative models to the system - show, so Acconci is yet another example of possibility of relationship with the world . From the Eighties in fact his research  that was focused on the individual body, evolves into the collective body. And that's when he began to work on the architecture by changing volumes , openings , forms . A gallery in Soho in New York City, Storefront , becomes a plastic work , the walls are raised and open gashes and visions that have nothing to do with the traditional models , as well as houses for the homeless , artificial islands and walls creases : works documented in the book to be published by  Charta .

 

 

E' in un sottoscala chiuso in un cubo bianco e trascorre parecchie ore della giornata masturbandosi. Di lui si sentono i gemiti, di tanto in tanto. La gente è invitata a parlare con l'uomo invisibile, la macchina celibe chiamata Vito Acconci. E' il 1972 alla Sonnabend Gallery a Parigi. L'anni precedente l'amico body artist Chris Burdenin una galleria di Santa Ana, California, si fa sparare nel braccio da un amico, per la performance Shoot. Questo clima di anti-fertilità e sovvertimento della norma è ricostruito alla Ierimonti Gallery di Milano con la prima personale italiana dell'americano Vito Acconci che, attraverso il linguaggio estremo del proprio corpo, stabilisce - negli anni '60 e '70- relazioni limite con l'ambiente, lo spazio e il monso dell'arte. Come un dissociato paranoico, assieme a Chris Burden e Dennis Oppenehim, svela il cuore migliore dell'America anni '70 mentre infuria la guerra nel Vietnam.

Apparentemente misantropo, eremita, primitivo, Acconci è un artista generoso e un intellettuale nuovo.

Il suo corpo si agita mentre, colpito da palle, cerca di schivare i colpi nonostante gli occhi bendati; gli scarafaggi gli camminano in volto sino a sfiorargli le labbra; la sua pelle è ricoperta da morsi violenti auto-inflitti. Queste e altre performances sono documentate nelle fotografie in bianco e nero e nei rari filmati trasmessi in galleria. E proprio nel momento di massimo consenso mercabtile globale, torna il bisogno di dissenso e la necessità di modelli alternativi al sistema-spettacolo, così Acconci è ancora esempio di un'altra possibilitàdi rapporto col mondo. Dagli anni ottanta infatti la sua ricerca incentrata sul corpo individuale si evolve nel corpo collettivo. E' in quel momento che inizia a lavorare sull'architettura modificando volumi, aperture, forme e modalità usuali. Una galleria di Soho a New York, Storefront, diventa un'opera plastica, i muri si alzano e aprono squarci e visioni che non hanno niente a che fare con i modelli tradizionali, così come le case per gli homeless, le isole artificiali e i muri accartocciati: opere documentate nel volume in via di pubblicazione per la casa editrice Charta.