Fantasie progettuali fatte di vetro e luce - Coophimmelb(l)au
Chiara Coronelli
07/01/1996 Il Sole 24 ore

 

At the Ierimonti Gallery in Milan there's an exhibition of works and prototypes signed by Coophimmlelblau, the cooperative was founded in 1968 by the Viennese architects Wolf D. Prix and Helmut Swiezinsky, active in the fields of architecture, art and design, and mostly known for public projects such as Groniger Museum (Eastpavillion) and the Open House in Los Angeles, for the Rooftop Remodeling of Vienna and the project of the city of Melun-Senart in France. Their name, a cooperative of the blue sky, is already a statement of intent: contrary to everything that in our imagination corresponds to the idea of ​​metropolitan modernity, their works break the oppressive gray of the concrete, bringing with them the idea of ​​a space made of light and transparency, airy and light as a cloud. And this is where the concept of fully participating in the exhibited works: Cloud No. 9 work that is located in Geneva, it appears from the images projected as the materialization of an indescribable shape, a creation magically born in the conglomerate of light and glass.

"Fields of clouds" is the surprising revival of a New York, unrecognizable in the splendor of its transparent skyscrapers, while various models of padglione for the Venice Biennale, entitled "Biennial 1, 2, 3 ..." with their wing covers, the game of partitions and the ironic how extraordinary place within them the "little baby" with her massive shapeless mass, showed the smooth interpretability of a space whose meanings and boundaries of which are beyond a definitive constituencies.
 

is for all this that there was talk of anti-rationalism, of deconstruction, architectures, which overcome the obsession functionalist, back to design patterns in which an unpredictable freedom coniugacon the formal lightness of the structure, and that sort of disorientation that test in the presence of these works, which often escape to a first attempt at reading, it is an inevitable consequence of loronatura provocative.

The same exhibition, curated by artists  says something more: the absence of captions, metal screws that secure the plexiglass panels that are exposed to the drawings, in turn, secured with scotch tape, plywood structures on which underlying the models and the models, the screens where images are projected, exuding a "poverty" programmatic who wants to preserve, avoiding unnecessary distractions, the authenticity of intuition project, the significance of its signs intact. What it reaches its apex in the series entitled "The space", many of concentrated matter, almost embryonic structures, which seem to say that the space pua have the shape we give, not expecting more than to be freely received and interpreted.

 

 

 

 

Presso la Ierimonti Gallery di Milano è allestita una mostra di opere e prototipi firmata Coophimmlelblau, la cooperativa viennese fondata nel 1968 dagli architetti Wolf D. Prix e Helmut Swiezinsky, attiva nel campo dell'architettura, dell'arte e del design, e nota al pubblico soprattutto per i progetti del Groniger Museum (Eastpavillion) e dell'Open House di Los Angeles, per il Rooftop Remodeling fi Vienna e per il progetto della città di Melun-Senart in Francia. Il loro nome, cooperativa del cielo azzurro, è giàuna dichiarazione di intenti: contrariamente a tutto ciò che nel nostro immaginario corrisponde all'idea di modernità metropolitana, le loro  opere irrompono nell'opprimente grigiore del cemento portando con sè l'idea di uno spazio fatto di luce e trasparenza, arioso e leggero come una nuvola. Ed è proprio questo il concetto di cui partecipano pienamente le opere esposte: Cloud n°9 un'opera che si trova a Ginevra, appare dalle immagini proiettate come la materializzazione di una forma indescrivibile, una creazione sorta per incanto dall'agglomerato di luce e vetro

Fields of clouds è la sorprendete rivisitazione di una New York irriconoscibile nello splendore trasparente dei suoi grattacieli: mentre i vari modelli del padglione per la Biennale di Venezia, intitolati "Biennale 1, 2, 3..." con le loro coperture ad ala, il gioco dei pannelli divisori e l'ironica quanto sorprendente collocazione al loro interno del "piccolo baby" con la sua informe mole massiccia, evidenziano la fluida interpretabilità di uno spazio i cui significati e i cui confini sfuggono a definitive circoscrizioni.

E' per tutto questo che si è parlato di antirazionalismo, di decostruzionismo, di architetture che, superata l'ossessione funzionalista, torna a fantasie progettuali in cui un'imprevedibile libertà formale si coniugacon la leggerezza delle strutture, e quella sorta di spaesamento che si prova in presenza di queste opere, che spesso sfuggono a un primo tentativo di lettura, è un'inevitabile conseguenza della loronatura provocatoria.

Lo stesso allestimento, intermanete curato dagli artisti, racconta qualcosa di più: dall'assenza di didascalie, alle viti in metallo che fissano i pannelli di plexiglass in cui sono esposti i disegni a loro volta fissati con dello scotch, dalle strutture di compensato su cui poggiano i modelli e i plastici, agli schermi dove vengono proiettate le immagini, tutto respira di una "povertà" programmatica che vuole salvaguardare, evitando inutili distrazioni, l'autenticità dell'intuizione progettuale, l'intatta pregnanza dei suoi segni. Cosa che raggiunge il suo apice nella serie intitolata "The space", tanti concentrati di materia, quasi strutture in embrione, che sembrano dire che lo spazio puà avere la forma che gli diamo, non pretendendo altro che d'essere liberamente fruito e interpretato.