VideoPaik e apparizioni
March 1994, Arte & Critica

 

 

For all the eighties, Jean Paul Fairger  began his articles , published in Cahiers du Cinema , Art Press , the daily newspaper Le Monde , and many other newspapers and magazines, with an assertion that the publication of each intervention  : the video gagne du terrain ( the video is gaining ground ) . The video you are interested Fargier , in Italy more commonly referred to as " video art " , proves to be a live node between the visual arts and the new electronic image , between different languages ​​such as cinema , dance , sound. The video works on the time scale ranging from quick scrap with Real Time instantaneous communication at the time vorticosamete accelerated in the electrical installation or scanned detectors extensions . Of avant-garde art scene who have occupied in the sixties , the " videography ! Was the only one that does not accuse tiredness or breaks.

Nam June Paik is the master , internationally recognized, of video art art. I remember the installation of the korean artist that opens the path to the precious O'Hara Museum in Tokyo. Inside the carcass of a television set, in the space of the CRT , a candle. The electronic image has never been a cold item for Paik , but an active field of mobile and dynamic start-ups. Paik is , in 1965 , the first to use with clear intentionality portapack the art , the sign up first portable camera made ​​by Sony and that allows artists to bypass the barrier , almost absolute , to any kind of experimentation on the electronic medium of television studios in the world Western . Paik is with Wolf Vostell , the first to exceed the limit dell'incgombro , material and perceptive , which opposes the TV to a clearing and a remodeling of the electronic image into a smooth and light plastic together . The artist creates videosculptures which multiply the image , the dynamics of this contrasted and balanced in the presence of different places and consistent appearance . The recentigrandi exhibitions in Paris, Zurich , Seoul , Rome, the extraordinary " Sistine electronics " made ​​for the last Venice Biennale, have highlighted the ability of the artist to animate, in an unprecedented resolving electronics, rooms that are set of glossy and perception of rampant imagination. The small but significant exhibition is open until April 18 to Ierimonti Gallery shows that if the video is gaining ground in Italy , after decades of distracted , but not guilty omissions , the contribution of Paik Nam Jume is , again , crucial .

 

 

 

 

 

 

Per tutti gli anni Ottanta, Jean Paul Fairger, il più assiduo commentatore francese della ricerca video internazionale oltre che raffinato videoautore egli stesso, ha iniziato i suoi articoli, pubblicati su Cahiers du Cinema, Art Presse, sul quotidiano Le Monde e su molti altri giornali e riviste, con un'asserzione che la pubblicazione di ogni intervento di per sè dimostrativa: La video gagne du terrain (Il video guadagna terreno). Il video che interessa Fargier, in Italia più comunemente indicato come "videoarte", si rivela un nodo vivo tra le arti visuali e la nuova immagine elettronica, tra linguaggi diversi quali il cinema, la danza, il suono. Il video opera sulla scala del tempo con scarti veloci che vanno dal Tempo reale della comunicazione istantanea al tempo vorticosamete accelerato del montaggio elettrico o scandito dentro rivelatori prolungamenti. Delle avanguardie che hanno occupato la scena artistica negli anni Sessanta, quella "videografica! è la sola che non accusi stanchezze o pause.

Nam June Paik è il maestro, internazionalmente riconosciuto, dell'arte video. Ricordo l'installazione dell'artista coreaneo che apre il percorso del prezioso Museo O'Hara a Tokyo. Dentro la carcassa di un televisore, nello spazio del cinescopio, una candela. L'immagine elettronica non è stata mai per Paik un elemento freddo, ma un campo attivo, di mobili e dinamiche accensioni. Paik è, nel 1965, il primo ad untilizzare con chiare intenzionalità artistiche il portapack, la pirma telecamera portatile realizzata dalla Sony e che consente agli artisti di aggirare lo sbarramento, quasi assoluto, verso ogni tipo di sperimentazione sul mezzo elettronico degli studi televisivi del mondo occidentale. Paik è, con Wolf Vostell, il primo a superare il limite dell'incgombro, materiale e percettivo, che oppone il televisore ad uno slargo e un rimodellamento dell'immagine elettronica dentro una fluidità insieme plastica e luminosa. L'artista realizza videosculture che moltiplicano l'immagine , i dinamismi di questa nella contrapposta e bilanciata presenza di diversi e congruenti luoghi di apparizione. Le recentigrandi esposizioni di Parigi, Zurigo, Seoul, Roma, la straordinaria "Sistina elettronica" realizzata per l'ultima Biennale di Venezia, hanno messo in risalto la capacità che l'artista ha di animare, dentro un'inedita risolvente elettronica, stanze che sono insieme di lucida percezione e di dilagante immaginazione. La piccola, ma significativa mostra che sino al 18 aprile è aperta alla Ierimonti Gallery dimostra che se il video guadagna terreno in Italia, dopo decenni di distratte, ma non colpevoli omissioni, il contributo di Nam Jume Paik è, anche qui, determinante.