Un'architettura così leggera che diventa nuvola
Marco Meneguzzo
07/01/1996

One of the characteristics of our time is the progressive loss of the linguistic boundaries of the various disciplines . In other words, the work of an artist, as well as that of a scientist or that of a singer , not confined in areas defined and closed, but may wander , stray into other areas which are not their own , but that can suggest different roads, alternatives for solving problems or for the analysis of concepts (or , more simply, provide interesting formal models that can be used profitably once back in their own discipline or in their own work practice ) . It ' also happened to architecture and significantly , often to intrude into the territories once only the preserve of artists: probably , the theories of modernity and its "style" had become so coercive as to produce a violent revolt against not only those forms but even against the very concept of deconstructive architecture as a transgression not only formal , but also social life. Among them architects, present precisely in the memorable series " Deconstructivist Architecture " in 1988 at the Museum of Modern Art in New York, there are also CoopHimmelblau , a group founded in Vienna in 1968 and whose name already programmatic means in fact blue sky but also the heavenly building .

Now you have the first solo exhibition in Italy ( we had already seen at the Austrian pavilion of the last Venice Biennale ) with a small but fine selection of drawings and maquettes of the projects for the United Nations in New York and Geneva . Wolf Prix and Helmut Swiczinsky , the two founders, now lin their fifties , in their projects seem to want to obey to the power of the name they have created : their architecture seems in fact the result of a conceptual and formal that it starts from the attempt to dissect a cloud structures unlikely to find yourself always changing . And ' the triumph of the victory of lightness and fickleness on pesoe on staticae Consistent with this idea , but their designs are made of subtle signs and fleeting , never forming a closed shape , but are free to join other ideally forms . And ' the architecture of the possible, he would like to stay that way once implemented, achieved, stop . The immateriality that insinuates that there is more material in the discipline , which brings the terms of aporia without them , unfortunately, cancel.

 

 

 

 

Una delle caratteristiche di questo nostro tempo è la perdita progressiva dei confini linguistici delle varie discipline. In altre parole la praticadi un artista, così come quella di uno scienziato o quella di un cantante, non è piùrelegata in ambiti definiti e chiusi, ma può spaziare, sconfinare in altri territori che non sono i propri, ma che possno suggerirevie diverse, strade alternative per la risoluzione di problemi o per l'analisi di concetti (o anche, più semplicemente, fornire modelli formali interessanti, utilizzabili con profitto una volta rientrati nella propria disciplina o nella propria pratica lavorativa). E' accaduto anche all'architettura e in modo rilevante, di sconfinare ripetutatemente nei territori una volta solo appannaggio degli artisti: probabilmente, le teorie della modernità e il suo "stile" erano divenuti talmente costrittivi da produrre una rivolta violenta non solo contro quelle forme, ma addirittura contro il concetto stesso di architettura decostruttiva come trasgressione non solo formale, ma addirittura sociale del vivere. Tra questi architetti, presenti appunto nella memorabile rassegna "Deconstructivist Architecture" del 1988 al Museum Of Modern Art di New York, ci sono anche i CoopHimmelblau, gruppo fondato a Vienna nel 1968 e il cui nome già di per sé programmatico: significa infatti  azzurro cielo, ma anche costruzione celeste.

Ora si presentano per la prima personale in Italia (li avevamo già visti al padiglione austriaco dell'ultima Biennale di Venezia) con una piccola, ma selezionata scelta di disegni e di maquette dei progetti per le Nazioni Unite a New York e a Ginevra. Wolf Prix e Helmut Swiczinsky, i due fondatori oggi poco più che cinquantenni, nei loro progetti sembrano volere obbedire alla forza del nome che hanno creato: la loro architettura infatti pare il risultato di un'operazione concettuale e formale che parta dal tentativo di sezionare una nuvola per ritrovarvi improbabili strutture sempre mutevoli. E' il trionfo dell'architettura, la vittoria della leggerezza e della mutevolezza sul pesoe sulla staticae, coerentemente con questa idea, anche i loro disegni sono fatti di segni sottili e labili, mai formanti una forma chiusa, ma liberi di aggregarsi idealmente in altre forme. E' l'architettura del possibile, che vorrebbe restare tale anche una volta attuata, realizzata, fermata. L'immaterialità che si insinua nella disciplina più materiale che esista, che avvicina i termini dell'aporia senza poterli, purtroppo, annullare.