Paik, voli nella memoria
Cinzia Fiori
10/03/1994 Corriere della Sera


La data di nascita della videoarte coincidecon il giorno in cui Nam June Paik realizzò a New Yrok la prima opera con una videocamera: era il 1965 e questo musicista coreano, legato al gruppo di Fluxus, entrava nella storia con un'utopia: "Il tubo catodico è il pennello del nuovo artista".

Quella che a prima vista apparve un'ingenuità, era invece un'intuizione poetica: immettere le nuove tecniche nella tradizione del moderno, la stessa che ha esplorato i linguaggi espressivi per cogliere la realtà dietro all'apparenza.

L'interdisciplinarità diventava allora la chiave di una comunicazione da rinnovare e da estendere proprio grazie alle nuove tecnologie. Così negli anni Settanta aariveranno i suoi collage video sonori, negli anni Ottanta le sculture video e in questi Novanta le televideosculture incrostate di oggetti e simboli.

Cacciatore di inquietanti verità nascoste, Nam June Paik si dichiara per "un'arte totale nel significato del signor Wagner". Ma questa idea, realizzata con l'intreccio di musica, teconolgia, pittura, fisicae filosofia, rimandava, secondo Johan Cage, all'"immagine di un crollo totale" che incombe dietro l'apparenza.

Compito dell'artista: la messa in guardia dai rischi, concreti o metaforici, contenuti nbel tormentato Novecento. "Video non significa vedo, ma volo" Ha dichiarato Nam JuNe Paik. E allora il suo è un volo nella memoria. I nastri magnetici come la mente raccolgono i ricordi che si accumulano, renitepretati e riscritti, mentre significati e materiali compositivi diversi vengono disposti in modo non sequenziale.

E' ciò che ha fatto e continua a fare Paik: nell'opera in dieci pannelli che riassume le dieci decadi del Novecento, nella metafora per laser, oggetti, monitor e telache gli è servita a creare Family Robot, nelle videosculture della serie TV Cello, nelle opere esposte in questi giorni a Milano.

Alla IERIMONTI GALLERY, Via Mercato 16.

 

 

 

 

The date of birth of video art is the day when Nam June Paik created in New Yrok the first work with a video camera : it was 1965, and this musician Korean , linked to the Fluxus group , entered the story with utopia: " The tube cathode is the brush of a new artist. "

What at first glance appeared naive , was rather poetic intuition : Enter the new techniques in the tradition of the modern, the same one that has explored the expressive languages ​​to understand the reality behind the appearance.

The interdisciplinary then became the key to a communication that renew and extend  thanks to new technologies. In the seventies there will be his video collage of sound, video sculptures in the eighties and in the nineties these televideosculture encrusted objects and symbols .

 Nam June Paik declares himself to " total art within the meaning of Mr. Wagner ." But this idea , realized with the intertvent of music, technology , painting, philosophy  , postponed , according to Johan Cage , all ' " image of a total collapse " looming behind the appearance.

The task of the artist : warning against the risks , real or metaphorical , content plagued the twentieth century. "Video does not mean I see, but flight " said Nam June Paik. And then getting a flight into memory. The magnetic tapes as the mind collect the memories that accumulate,rewritten, while different meanings and compositional materials are arranged in a non- sequential .

And ' what he has done and continues to do Paik : work in ten panels that summarizes the ten decades of the twentieth century, the metaphor for laser , objects , monitors and telache has served to create the Family Robot in the TV series videosculptures Cello , the works on display these days in Milan