Metti l'arte in cuffia
Renato Barilli
24/03/1995 L'Espresso

 

American artist born in 1938 , Dennis Oppenheim is
emerged in the extraordinary situation that occurred between the
the late sixties and early seventies, when
it seemed that there were no insurmountable limits . He dis-
if the so-called Land Art , pledging to leave traces
giant on the snowy slopes , following them with a trai -
tor , or making use of icebreakers to sail the courses of rivers freeze -
will . There was instead someone like Vito Acconci and Bruce Nauman , tried to
take advantage of all the virtues of one's body , and it was the Body Art
Elementary solutions as extreme , provocative in their
disarming radicalism . Then came the days when you could not
live off the interest , but it was necessary to devise some other solution ;
in general , the three fared remember going to a spe -
cies dramatization of their good intentions , so the message
background is always in the enhancement of the body, or environ -
you, but passes now through showy aspects , even baroque .
In his appearance at a gallery in Milan , for exam -
ple, Oppenheim offers a greenhouse, growing a lot about
generis , where tender plants are grown on the reverse
of electric irons heat radiating ; the faces of a bunch of
foxes, faithfully modeled , are added to the slides mecha-
that , with the task of traveling the desert areas and activate them ;
a flight of insects magnified is materialized with the indications
it orbits which they describe as if it were stu -
diare the dynamics of aircraft take-off or landing.
ll circuit mouth - ears , of which so much is said , is also
materialized by means of a headset that gigantic however , in place
earphones , rears the profile of swollen lips caused -
rie . And finally there is a sea of ​​spaghetti macroscopic wave - milks -
there black rocks on which a vessel in distress , image
allegorical Italy in the currency storm .

 

 

 

 

Artista statunitense nato nel 1938, Dennis Oppenheim é
emerso nella congiuntura straordinaria che si ebbe tra la
fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, quando
sembrò che non ci fossero limiti invalicabili.  Egli si distin-
se nella cosiddetta Land Art, impegnandosi a lasciare tracce
gigantesche sulle distese innevate, percorrendole con un trai-
tore, o valendosi di rompighiaccio per solcare i corsi di fiumi gela-
ti. Ci fu invece chi, come Vito Acconci e Bruce Nauman, cercò di
sfruttare ogni virtù del corpo proprio, e fu la Body Art.
Soluzioni elementari quanto estreme, provocatorie nella loro
radicalità disarmante. Poi, sono venuti i tempi in cui non si poteva
vivere di rendita, ma occorreva escogitare qualche altra soluzione;
in genere, i tre ricordati se la sono cavata andando verso una spe-
cie di  teatralizzazione dei loro buoni propositi, per cui il messaggio
di fondo sta sempre nella valorizzazione del corpo, o dell'ambien-
te, ma passa, ora, attraverso aspetti vistosi, perfino barocchi.
In una sua comparsa presso una galleria milanese, per esem-
pio, Oppenheim propone una serra, una coltivazione molto sui
generis, dove tenere pianticelle sono fatte crescere sul rovescio
di ferri da stiro elettrici emananti calore; i musi di un branco di
volpi, fedelmente ricalcati, sono aggiunti a delle slitte meccani-
che, col compito di percorrere i territori desertici e di attivarli;
un volo di insetti ingigantiti viene materializzato con l’indicazio-
ne delle orbite che essi descrivono, come se si trattasse di stu-
diare la dinamica di aerei al decollo o all‘atterraggio.
ll circuito bocca-orecchi, di cui tanto si parla, viene anch’esso
materializzato mediante una cuffia gigantesca che però, al posto
degli auricolari, inalbera il profilo di labbra gonfie e provocato-
rie. E c'é infine un mare di onde-spaghetti macroscopici di latti-
ce nero, su cui dondola un'imbarcazione in pericolo, immagine
allegorica dell'Italia nella tempesta valutaria.
Dennis Oppenheim, Ierimonti Gallery Milano, via Mercato 16, fino al 29 aprile.