E vene la Blob art
Renato Barilli
January 1997 L'Espresso

In the late sixties and early seventies was imposed the so-called "conceptual", whose primary purpose was to broaden the media to refer to reality by resorting to photography , for example , understood as the transfer of material or object to linguistic utterances , instrument that seemed pretty typical of the literature. There was also a trend, Narrative Art , advised that the combined use of two-way , photography and linguistics. Among the various follower of that style, emerged John Baldessarri , born in 1931 in California. Since then he has remained faithful to this approach , although he gradually went by reducing the presence of the verbal material . Baldessarri  breaks even more the photographic aspect, taking scraps from different contexts , slashing, clippings , striped , and then proceed to their free recomposition , as a kind of blob poured onto the surface of a wall , or as a recovery techniques of surrealist " exquisite corpse " ,  where the criteria are  assigned to the case , or the unconscious.

At the same time , as if we propose the uncomfortable realities or scabrous , the artist makes use of those systems of censorship that you usually use to make the participants in an unrecognizable just high voltage . In his compositions appear in the stamps of various colors that go to erase the faces of the characters, so you think of some gambling chips thrown on a table, it is not known whether winning or losing a bet .

And 'interesting to note that while Baldessarri has dropped nearly all the linguistic component ,another conceptual of the first hour, Ed Ruscha , from California,viceversa , waived the photographic sequences , previous commentary his favorite medium , to give themselves to elegant formal writing , almost taking up the challenge from cultures strictly forbid the use of images , such as the Arabic .

 

 

 

Tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta si impose il cosiddetto "concettuale", il cui primo scopo era quello di allargare i mezzi per riferirsi alla realtà facendo ricorso per esempio alla fotografia, intesa come il prelievo di elementi oggettuali o alle enunciazioni linguistiche, strumento che sembrava piuttosto tipico della letteratura. Ci fu anche una tendenza, la Narrative Art, che consigliava il ricorso simultaneo alle due vie, fotografia e linguistica. Tra i vari cultori di tale indirizzo emerse John Baldessarri, nato nel 1931 in California. Da allora egli è rimasto fedele a questa impostazione, anche se è via via andato riducendo la presenza del materiale verbale. Quello fotografico, Baldessarri lo frammenta ancora di più, prelevando scampoli da contesti diversi, a schegge, a ritagli, a strisce, procedendo poi a una loro libera ricomposizione, come una sorta di blob riversato sulla superficie di una parete, o come in una ripresa delle tecniche surrealiste del "cadavere squisito", dove cioè i criteri associativi si fanno sfuggenti, affidati al caso, o all'inconscio.

Nello stesso tempo, come se ci proponesse delle realtà scomode o scabrose, l'artista si avvale di quei sistemi di censura che di solito si usano per rendere irriconoscibili i partecipanti ad un'azione appunto di alta tensione. Nelle sue composizioni compaiono dei bollini di vario colore che vanno a cancellare i volti dei personaggi, oppure si pensa alle fiches di qualche gioco d'azzardo gettate su un tavolo da gioco, non si sa se per una puntata vincente o perdente.

E' curioso notare che, mentre Baldessarri ha lasciato cadere quasi del tutto la componente linguistica, unaltro concettuale californiano della prima ora, Ed Ruscha, vicevera, ha rinunciato alle sequenze fotografiche, inprecedenza suo mezzo preferito, per darsi a eleganti esercizi di calligrafia, quasi raccogliendo la sfida da culture rigorosamente prive di immagini, come ad esempio quella araba.