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Non è un'opera d’arte e neppure un libro d’artista. Guardandolo a distanza di quaranta anni, 'Insicuro noncurante' di Alighiero Boetti, appare come un testamento della parte più intima dell’artista. L’opera è composta da ottantuno fogli raccolti in una cartella che raccontano lo sviluppo del suo pensiero e dei suoi lavori nel corso di dieci anni (dal 1966 al 1975). Contiene fotografie, grafiche, ritagli di giornale e incisioni, collage e molto altro. Alcuni sono studi poi approdati in opere, altri rimangono delle intuizioni.

La raccolta era stata voluta dallo stesso artista che la fece realizzare dalla Rinaldo Rossi 2R di Genova in 41 copie (numerate da 1 a 41) più quattro copie extra (numerate da I a IV). La galleria Ierimonti di New Yorkdedica all’artista la mostra 'Alighiero e Boetti - Insicuro noncurante' che fino al 5 giungo 2015 oltre alla cartella d’artista presenta altri lavori fondamentali per la produzione di Boetti. Tra questi uno dei 'Tutto', arazzi che faceva ricamare con all’interno migliaia di oggetti, sagome di persone, animali. E ancora forse una delle opere più conosciute dell'artista torinese, ossia 'Mappa'.

"Il lavoro della Mappa ricamata è per me il massimo della bellezza. Per quel lavoro io non ho fatto niente, non ho scelto niente, nel senso che: il mondo è fatto com'è e non l'ho disegnato io, le bandiere sono quelle che sono e non le ho disegnate io, insomma non ho fatto niente assolutamente; quando emerge l'idea base, il concetto, tutto il resto non è da scegliere", ha detto l’artista nel 1974 parlando della sua serie sul mondo.

Proprio in quegli anni Boetti viveva tra l’Italia e Kabul, in Afghanistan, dove grazie al lavoro di centinaia di tessitrici locali faceva realizzare i suoi arazzi, dando a una tradizione artigianale antica il valore di opera d’arte. Concludono l’esposizione una serie di arazzi con frasi che l'artista riesce a disporre in modo armonico all'interno di una forma quadrata. Questo ispirandosi alle scienze alchemiche e esoteriche che sin dall'adolescenza aveva studiato. E che forse lo avevano portato verso quella separazione tra Alighiero (la parte privata e intima) e Boetti (il suo cognome, quindi la sua vita pubblica).

Dal 1971 infatti l’artista iniziò a firmarsi Alighiero e Boetti, per sottolineare il doppio che conviveva in lui e nella sua opera, a metà tra capolavoro singolo e prodotto riproducibile all'infinito. La mostra è anche l’occasione per poterlo rivedere a New York, una città dalla quale Boetti è più volte passato e dove ha esposto la sua prima personale negli Stati Uniti, alla John Weber Gallery nel 1973. Il Moma, che custodisce nella sua collezione permanete alcune delle sue opere più importanti, gli ha dedicato una personale nel 2012, Alighiero Boetti: Game Plan.