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Che, pur poveri e poveristi, in questa luce nuova ci appaiono in effetti molto meno grigi e puritani di quanto voglia la vulgata, e molto più ben disposti verso l’estro, il colore, l’integrazione delle fonti (come ben dimostrano, per esempio, i pezzi di Kounellis e Paolini). D’altra parte, è estremamente affascinante vedere insieme le opere degli esponenti della Transavanguardia e quelle dei Nuovi Nuovi, perché in questa maniera, da un pezzo all’altro, si colgono non solo le affinità ma anche i conflitti di idee e di proposte in corso nel decennio. Come quelle di Luciano Bartolini (Senza titolo, 1981), di Giuseppe Salvatori (Cha cha cha e Rumba, 1987), di Salvo (Funghi, 1982) o di Felice Levini (la struggente Italia spezzata, 1994).